Maria Pia Zaccaro vince la Biennale rosa, seconda Quercioli, terza Scafetti

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Nel 2016 Logos4art festeggia venti anni di passione per l'arte e la cultura: la grande Biennale dedicata all'arte femminile è approdata quest'anno nell'imponente mole del Castello Sangallo, per celebrare una stagione straordinaria di impegno e professionalità che ha coinvolto artisti e creativi, operatori del settore e personalità, sollecitandone l'attenzione su un tema di scottante attualità. Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il  25 novembre scorso Maria Claudia Simotti, ideatrice e  curatrice della mostra, giunta alla sua V edizione, ha presentato la serata evento di premiazione della  manifestazione  che ha portato nella sontuosa edizione scorsa il pubblico numerosissimo delle grandi occasioni al Palazzo dell'Arte Moderna di Roma. Una nuova, potente chiamata alle arti rivolta alla migliore selezione di pittura, scultura, fotografia, design e moda, per coniugare all'arte visiva straordinarie performance poetiche, musicali e teatrali,  che hanno echeggiato nelle splendide sale della fortezza cinquecentesca, affacciata sul limpido azzurro del mare di Nettuno, in una settimana eccezionale di clima innaturalmente mite per la stagione.

Con l'accurata presentazione critica delle opere esposte all'attento pubblico presente ed alla giuria tecnica, presieduta dal Prof. Ruggero Lenci, architetto, pittore, scultore e docente universitario, si è aperta la cerimonia di premiazione, seguita dai brani a tema composti da Davide Fraraccio, che ha intrattenuto gli ospiti con una raffinata ed emozionante esecuzione, dalle inquiete sonorità del graffiante brano strumentale "Crisi" a quelli successivi, musica e parole profonde, intrise di nuove speranze e felici opportunità  come il bellissimo "Vita".

Nello spazio scenico ricavato nel lungo portico vetrato, a vista sulla corte e sul pozzo centrale, un drappo scarlatto su fondo nero interagisce con il candore eroico della statua prigioniera, rinchiusa dietro le sbarre dell'iniquità e della dignità torturata, opera preziosa di Aldo Gallina, in arte Jona, che ha scolpito l'esito dell'efferata crudeltà di una mutilazione, serrando la ferita insanabile nel gesto contratto del gesso che abbraccia e sigilla l'intimità violata nel blocco impenetrabile che fa delle gambe un'unico arto compatto e statico,  inciso dalla sofferenza  dei versi rivelatori che l'accompagnano : " Colpo dopo colpo/ hai percosso il mio corpo/come fosse un'incudine,/costruendo quel cancello/ che ora ti separa/dalla mia intimità." Dello  stesso autore, artista e poeta, che ha già all'attivo la pubblicazione di una silloge dal titolo "Angeli udibili" e sta preparando la nuova raccolta di poesie e immagini  " Relitti di debole luce", il dipinto dedicato al mondo dello showbiz, macchina cinica di falsi miti e di illusioni appariscenti, dialoga per contrasto con la purezza di una scenografia essenziale, esaltata nell'attesa dell'annunciato spettacolo teatrale,  mentre le note impeccabili del M° Mauro Restivo riempiono di trepidazione le alte volte del castello e un brusio incomprensibile provenie dal fondo della galleria. Una figura scalza e rutilante avanza ridendo acutamente e frivolamente a lato della platea dando inizio a sorpresa a "Tragicamente rosso": è la straordinaria attrice Chiara Pavoni, espressiva narratrice delle vicende di una nuova innocente Eva, prima donna di un inquietante eden corrotto e contemporaneo, che si produce in un monologo travolgente, un' interpretazione vibrante per la  variazione dei registri, dalla giocosa leggerezza dell'ingenuità ignara, al pathos struggente della passione irrisolta fino al capovolgimento in orribile tragedia , toccando tutte le corde dei sentimenti inscritti nella parabola di un amore tradito, offeso, violentato, fino al climax delirante del finale, con i testi incalzanti di Manuela Zanardella e la sapiente regia di Giuseppe Lorin. E proprio ai protagonisti dello spettacolo, tra i lunghi applausi di un pubblico attentissimo, vengono consegnate direttamente dalla mani della curatrice, visibilmente commossa, le prime coppe e pergamene della serata.

Prima di  proseguire entrando nel vivo della consegna degli ambìti calici rosa realizzati da Massimo Olivieri, arriva la menzione d'onore per Pasqualina Tripodi, in arte Pasly, reduce dal successo alla recente international fashion week,  designer di gioielli rivoluzionari, già presenti in numerose sfilate di moda, che si  impone con una linea caratteristica e innovativa di bigioux ecologici, mimetizzati in un allestimento naturalistico molto efficace: bacche, legni, conchiglie, sugheri e ciottoli, sostituiscono le pietre preziose del'oreficeria classica scoprendo la bellezza primigenia del frammento vivo che ha in se la linfa delle stagioni, talismano e fossile, pietra focaia che sprigiona benessere e calore: non solo una semplice scelta ecologica, spinta dal rispetto per l'ambiente ma la capacità visionaria dell'artista che possiede il talento dello stupore di chi sa guardare con occhi innocenti la pura preziosità del creato.

Il gran finale è tutto dedicato ai ringraziamenti ed alle foto di rito con le protagoniste della  Biennale, alla presenza delle autorità e delle personalità intervenute tra cui l'On. Nanda Salvatori,  Assessore agli Affari Generali del Comune di Nettuno che assieme al Consiglio Regionale del Lazio ha concesso il patrocinio alla manifestazione: Maria Claudia Simotti, presidente di logos4art, procede alla proclamazione delle tre artiste più votate dalla autorevole giuria, (composta da Fabrizio Borni, Presidente Anpoe istituzionale, Roberto Nizzoli, promotore eventi galleria Vittoria, Patrizia Murazzano, scultrice e vincitrice scorsa edizione, Giovanna Cataldo, pittrice, autrice di un dipinto contro la violenza fuori concorso, Lorenzo Bulgarelli, disegnatore)

Terza classificata Alessia Scafetti, con la fresca gaiezza coloristica dei suoi agglomerati di volti di donne sgargianti, solidale coesione di visi angolosi e ammiccanti in una accentuazione di tratti somatici fauvisti. Secondo piazzamento per le composizioni immaginifiche di  Milena Quercioli, che incanta con l'empito suggestivo di una trasposizione simbolica delle sue visioni oniriche, in cui affiorano leggiadre danzatrici fluttuanti nella percezione mnestica che rielabora in immediatezza emotiva le figurazioni impresse sulla tela come in un iconico taccuino di viaggio.

Una vittoria netta e meritata spetta alla pittrice e affreschista Maria Pia Zaccaro, autrice di una impressionante personale nella sala del camino, invasa dalla potente esplosione di  cosmogonie di astri incandescenti, ondulazioni di materia fluida nel pulviscolo di filamenti luminescenti, che balenano nella tenebra fitta di orbite di pianeti e galassie in espansione, in una pulsazione dello spazio che ingrandisce e propaga la spinta di forze centripete oltre la superficie circolare dei tondi enormi, nel cui baricentro impregnato dal coagulo di energie vitali primigenie prorompe lo slancio acuto dello spirito: una visione quantica dell’energia fondamentale che regola il cosmo e la sua relazione segreta con l’uomo, che anima la figura icastica in cui s' incardina la rotazione dell’opera più imponente, l’urlo dell’anima, un vortice dinamico di intensità palpitante.

Ma tutte le opere presenti sono degna di nota, a sottolineare la selezione della curatrice, che ha coordinato perfettamente i vari momenti artistici, fasciata in un simbolico rosso e nero, con scarpe rosse emblema della battaglia culturale in tutto il mondo ed una coccarda dai lunghi nastri ricadenti  per richiamare l'abito tradizionale del luogo, esposto nella sala d'ingresso. Nella ampia sala delle armi dalla venatura crepuscolare delle vedute cittadine di Maria De Marzo, che immerge la figure femminile in uno stupore estatico, uno spaesamento attonito di stampo intimista, si passa alle voragini di luce abbagliante di Giusy Dibilio, che perforano la tenebra fissa di un planetario minimo, in cui la  spinta generativa di una vegetazione arcaica, ricoperta dalla dorata sacralità di archetipo, deforma l'orizzonte in curvature ellittiche, cicliche dinamiche armoniche di sfere vitali. E proprio accanto al dipinto dell'albero su fondo scarlatto si colloca la tessitura minuziosa di Antonella Brunetti, che ricama come in una preghiera di mani operose, una siepe lussureggiante di corolle bianche e carminie, lussureggiante aiuola fiorita di femminilità, che chiede di non essere calpestata. Per assonanza logica si prosegue con le struggente sequenza inquadrature di Anna della Genga, che fotografa purpuree rose appassite su un corpo candido di alabastro, la cavità intima di un marmoreo ventre gelido sormontata dil fiori disfatti  e la gamba cinta dal fiocco affatto seducente della commemorazione in una ispirata citazione delle celeberrime "Rose sanguinanti" di Salvador Dalì. Una carica coloristica impetuosa emerge e si rapprende in pastoso amalgama di densità materica nelle tele informali di Daniele Raillon che si inseguono in una carrellata di tinte decise e accostamenti audaci, risolti nel fil rouge della tonalità dominante, regina incontrastata della serata che si staglia anche nelle lucide sezioni geometriche, impronte nitide di elaborazioni astatte percorse dalla pennellata corposa dell'altro artista francese presente, Fabrice Girardeau.

Con un festoso vin d'honneur offerto da Logos4art, fra magnifiche note musicalii e interessanti spunti progettuali condividi si chiude la bellissima Biennale delle Donne, che da appuntamento a tutti gli ospiti alla prossima edizione 2018.

 

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GLI EVENTI

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Esposizioni d'arte contemporanea in spazi pubblici d'interesse storico e architettonico

 

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LA GALLERIA

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La sede storica

A pochi passi dalla splendida piazza di Santa Maria in Trastevere, l'elegante cancello in ferro battuto di una storica vetrina si è aperto per 15 anni sull'affascinante architettura degli spazi interni, caratterizzati dalla prospettiva degli archi in mattoncini e dall'alta soffittatura in legno con travi a vista. I due livelli, sapientemente restaurati e ampliati, di cui si componeva la galleria d'arte e design Studio Logos, fondata da Maria Claudia Simotti e Massimo Muciaccia nel 1996 nel centro storico della capitale, sono stati teatro di una stagione straordinaria, che ha visto avvicendarsi la migliore selezione di pittura, scultura, grafica, fotografia e design. Ha festeggiato i suoi 15 anni di intensissima attività, con un ricco ciclo celebrativo di mostre ed eventi dedicati al centocinquantenario dell'Unità d'Italia,  la galleria che ha rivestito un ruolo di spicco nel panorama artistico contemporaneo, per la sua scelta in controtendenza di valorizzare il talento italiano

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